Primo comandamento: uccidi il padre

Davanti allo spettacolare parricidio di Beppe Grillo nel Movimento 5Stelle con la sua pretesa di morire come Sansone con tutti i filistei, cioè con i superstiti smemorati del Movimento stesso, mi scappa di dire: ve la prendete col Conte ingrato, e avete ragione, ma avete pensato che quasi tutti i partiti odierni sono figli ingrati di padri ripudiati e uccisi o di padri che disconoscono i loro figli? Anzi, avete pensato che la prima legge non scritta della nostra politica è il comandamento “Disonora il padre e la madre”?

La sinistra, la destra, i centrini in campo sono frutti di un’abiura, un parricidio, un rigetto corale del partito di provenienza e di ogni eredità politica, storica, ideale. Oppure, al contrario, i capi decaduti sconfessano i loro presunti eredi, sono figlicidi nei confronti dei loro successori. Pensate a Umberto Bossi che ha voltato le spalle alla sua Lega, maledice Matteo Salvini che si sforza a sua volta di non sentire le parole terribili del Fondatore, di fraintendere i suoi anatemi, o si arma di pazienza, minimizza e fa finta di nulla. Pensate a Gianfranco Fini che condanna perché conservatrice la destra di cui era leader e non trova posto in Fratelli d’Italia neanche in un pantheon laterale perché distrusse la stessa destra di cui era capo, con Alleanza Nazionale. Ma pensate a tutta la sinistra ripudiata e dimenticata: il neogiallista Walter Veltroni finito al cinema, la vecchia volpe Max d’Alema finita in pellicceria, il coyote Piero Fassino finito in profumeria. Vecchi leader della sinistra, da Pierluigi Bersani a Romano Prodi, da Fausto Bertinotti a Nichi Vendola, giacciono ammonticchiati ai bordi della politica, sono ormai fuori dal giro politico come monete fuori corso. In fondo l’unica referenza di Elly Schlein è proprio in una frase: e questa da dove sbuca? Nessuno l’aveva vista arrivare perché non viene da nessuna storia politica. Parvenu, dunque buona per fare il leader. Il mito politico della verginità…

Al centro, tra gli ex-democristiani fu ripudiato l’ultimo leader venuto dalla casa madre, Pierferdinando Casini; i restanti sono solo trovatelli, come Matteo Renzi e Carlo Calenda, a loro volta in conflitto tra loro.

L’unica eccezione è Berlusconi che è stato richiamato al comando anche da morto, con la lista in suo nome; e tutti i suoi eredi, dentro e fuori Forza Italia, devono ancora richiamarsi a lui per legittimarsi e giustificare il patrimonio ereditato. Perfino la Pascale lo usa per le sue battaglie lgbtq (non le basta godere del patrimonio ereditato, vuole sfruttarlo anche come precursore delle sue gaie sciocchezze).

In un quadro generale così, all’insegna del parricidio, dell’oblio e della scomunica reciproca di genitori e figli, vi meravigliate dello sfregio di Conte al Creatore del suo Movimento? E non vale nemmeno chi dice: ma i Cinque stelle sono un caso a sé, sono un antipartito, un movimento rivoluzionario, il vaffanculismo è nel suo codice genetico, e chi di vaffa ferisce, di vaffa perisce. Invece è vero il contrario: i grillini sono grillicidi cioè parricidi esattamente come tutti gli altri. Anzi, proprio quello è l’atto in cui il partito di Conte si rivela come gli altri, assimilato in tutto e per tutto al paesaggio politico italiano.

Ma come, Renzi diventò leader e poi premier proprio per la sua fama di benemerito parricida, a suo tempo battezzato il Rottamatore, come se i leader del suo partito fossero ferrivecchi, vetture scassate fuori uso da mandare allo sfasciacarrozze. Poi, Conte rottama il Patriarca di casa sua, il Garante e il Fondatore, e si parla di ingratitudine e parricidio? Semmai è un imitatore…

Ormai la politica non si limita solo a cancellare le eredità del vecchio novecento, il comunismo, il fascismo e gli altri fantasmi del passato; ma cancella anche i legami con i predecessori più vicini.

Ucciso il padre, prevale una forma di nonnismo istituzionale nei confronti di Sergio Mattarella, ossequiato come reperto più che garante della Repubblica e del suo perenne centrosinistrismo. La distorsione della realtà arriva al punto di considerarlo una specie di reincarnazione di Alcide DeGasperi. Curiosamente di quella Repubblica sono stati cancellati tutti i suoi protagonisti nel corso dei decenni, ad eccezione dell’unico che, per sua e nostra fortuna, non andò mai al governo: Enrico Berlinguer. Uccisi i padri, resta questo nonnismo adorante nei confronti di un segretario diventato totem e venerato in modo totalmente avulso, sia dal paragone con gli altri protagonisti storici della prima repubblica, sia dalla storia del comunismo, di cui ha fatto parte fino alla fine, senza mai abiurare. A parte il nonnismo istituzionale e moralista, non ci sono altre eredità politiche in giro che siano rivendicate o che siano ammesse al ricordo.

Il discorso di fondo è che la politica è figlia di nessuno, il primo atto costituente di ogni corso politico è quello di liberarsi da ogni eredità, da ogni paternità e da ogni storia pregressa; nessuno è erede di nessuno, anzi nessuno vuol essere erede di nessuno. E questo è un motivo in più che rende labile, superficiale, insignificante la politica corrente, non collegata a niente, con un bacino elettorale sempre più ristretto e svogliato. I cinque stelle si adeguano velocemente al trend generale dell’apolitica nostrana.

Del resto, l’arco biografico delle carriere politiche oggi ha cicli sempre più brevi di ascesa e declino; patisce una deperibilità, una vulnerabilità, sconosciute alle epoche appena precedenti.

La prossima settimana uscirà un mio nuovo libro intitolato, guarda caso, Senza eredi. Non si riferisce alla politica, ma alla nostra epoca e alla cultura, alle idee e agli autori. A dimostrazione che certe tendenze di fondo rimbalzano in ogni ambito della vita pubblica e privata, diventano gli spiriti animali che guidano la società. Primo comandamento per galleggiare: ricordati di fare la festa a chi ti ha preceduto. Il cuore ingrato della politica.

La Verità – 30 ottobre 2024

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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